Di nome, di fatto: intervista a MIR Società Cooperativa Sociale

Di nome, di fatto: intervista a MIR Società Cooperativa Sociale

Di nome, di fatto: intervista a MIR Società Cooperativa Sociale

Ambasciatrici: di nome, di fatto.

Intervista a Massimo Ercolani e Alessandra Taddei di MIR - Società Cooperativa Sociale

MIR è una cooperativa sociale che reintegra soggetti a rischio marginalità e devianza da un punto di vista professionale e sociale. Il laboratorio di design e sartoriale si trova nel cuore di Orvieto in un immobile storico rimasto inutilizzato per diversi decenni. MIR produce capi di alta qualità a basso impatto ambientale e vede lavorare insieme donne vittime di violenza, detenuti in articolo 21, semiliberi, ragazzi e ragazze diversamente abili.

 

Cosa ha significato per la vostra realtà essere scelta come Ambasciatrice dell’Economia Civile?

Per la Cooperativa sociale Mir essere stata scelta come Ambasciatrice è stato insieme un grande  onore e una nuova fonte di motivazione a fronte delle tante difficoltà che necessariamente una realtà giovane e ancora piccola come la nostra è chiamata ad affrontare.

Inoltre Mir avverte anche tutto il carico di responsabilità che si accompagna con la prestigiosa investitura di cui è stata fregiata. Molto positiva anche la risonanza sul territorio, anche nazionale, che si è concretizzata in gesti di  rinnovata fiducia nei nostri confronti da parte dei vari attori del nostro tessuto sociale.

Viviamo nell’era della connessione: quali sono i canali di comunicazione che utilizzate per promuovere e diffondere le vostre buone pratiche e come si può sensibilizzare in maniera efficace su questi temi? 

Chiaramente utilizziamo i social media pur sforzandoci di mantenere vive le relazioni umane. Cerchiamo di creare contesti di varia natura, sia in Cooperativa che nella nostra città di Orvieto, per incontrare di persona clienti e altre realtà aziendali e associative. 

Pensate che nell’ultimo anno ci siano stati dei progressi sotto il profilo dell’Economia Civile nel territorio in cui operate e su quali aspetti si basa la vostra valutazione?

Nel nostro territorio c’è senza dubbio molta strada da percorrere in tal senso. In effetti la nostra esperienza di Cooperazione secondo le linee dell’Ecologia integrale e dell’Economia civile sembra per ora abbastanza singolare, proprio in questo senso la possibilità di costituire nel nostro piccolo un progetto pilota.

Desideriamo pertanto avviare percorsi di formazione sempre più incisivi e capillari invitando Next e altri ambasciatori per creare una rete volta alla sensibilizzazione sui temi dell’Economia civile.

Abbiamo anche iniziato un progetto con le scuole locali, in particolare con il Liceo scientifico, per la costruzione di pannelli fonoassorbenti sostenibili coinvolgendo nella parte artigianale gli stessi studenti e studentesse, i detenuti della Casa di reclusione e diverse persone con disabilità. 

La Carta di Firenze per l’Economia Civile impegna in otto azioni decisive di cambiamento. Sono azioni interdipendenti, ma potendo indicarne soltanto una, per voi quale assume una valenza prioritaria per la vostra comunità in questo momento? 

Fra le otto voci della Carta di Firenze, “Sostenere il valore del lavoro e delle persone” è a nostro viso quella che compendia nel modo più esaustivo l’ideale che guida e sostiene la Cooperativa Mir. Il lavoro e la centralità della persona infatti non vanno mai più disgiunti, così come non dovrebbero essere separate economia ed etica. 

Come vi impegnerete nel prossimo anno per contribuire ancora di più un progresso inclusivo, partecipato e sostenibile su questo fronte? 

Nel prossimo futuro Mir desidera non solo continuare, ma consolidare il percorso già avviato.

Desideriamo camminare insieme a Next e ai nostri stakeholder e partners verso una progettualità più puntuale e consapevole e una maggiore attenzione alla filiera e alla comunicazione relativa ai nostri prodotti.