Greenway: biogas a KM 0

Una impresa agricola fuori dal comune, che nel 2012 ha realizzato e completato a Bertiolo (Udine) un impianto a biomasse, alimentato da una filiera corta di quindici imprese agricole convertite alla produzione di biogas.

Questa è la storia di Greenway, azienda italiana che produce energie rinnovabili utilizzando gli scarti dell’agricoltura.

Leggi l’intervista.

Lo Sviluppo Sostenibile di Greenway

“non siamo sul territorio, siamo il territorio”

«Diciamo sempre che non siamo sul territorio, ma che siamo il territorio. Portare sviluppo alla nostra terra è la filosofia che ci ha spinto ad avviare Greenway, società composta da tre famiglie che lavorano nel settore dell’agricoltura in Friuli.»

Come è nata l’idea di creare Greenway?

«Da un incontro tra i futuri soci per capire quali erano i punti di debolezza di ciascuno di noi. Infatti negli ultimi anni il prezzo del latte e del mais era calato drasticamente, ed eravamo consapevoli di dover trovare una nuova forma di agricoltura. Ci siamo resi conto che da soli è impossibile diversificare la produzione al di là delle attività tradizionali. Invece unendo le nostre competenze finanziarie, economiche, agricole e imprenditoriali siamo riusciti a realizzare un modello di agricoltura che funziona: siamo entrati nel settore delle energie rinnovabili.

Questo settore si è rivelato ideale per le caratteristiche delle nostre aziende: avevamo la materia prima, avevamo i mezzi, avevamo le competenze. Ci abbiamo messo il capitale, e siamo riusciti a partire bene già dalla fase di startup. E nel 2012 abbiamo completato e avviato un impianto per la produzione di biogas, alimentato dalle biomasse di una quindicina di imprese agricole della nostra zona.»

Sviluppo Sostenibile: raccontaci il processo di creazione di Greenway dalla fase startup ad azienda

«La fase di startup non è stata così rischiosa come ci si poteva aspettare, né così complessa da affrontare quanto la burocrazia italiana: quando ti scontri con le sue mille richieste, ti trovi a pensare che è più conveniente mollare. Nonostante questo siamo in un territorio, il Friuli, dove gli enti capiscono gli imprenditori e cercano di agevolarli.

Ho pensato che ce l’avevamo fatta quando abbiamo inaugurato l’impianto invitando i nostri colleghi, proprietari di altre aziende agricole. È stata una celebrazione, ma anche un momento per condividere il processo che ci ha portato a creare un nuovo modello di fare agricoltura

I primi mesi sono i più complessi, su chi avete potuto contare?

«Greenway aveva la necessità di una copertura per le scorte e il magazzino – perché il primo anno non vendi e non hai ricavi – ed essere sostenuti con un finanziamento per imprese agricole ha permesso all’azienda di partire con il piede giusto.

Le banche devono dialogare con gli imprenditori, perché al di là dei numeri ci sono le persone. Anche se la globalizzazione ha cambiato il ruolo degli istituti bancari, la Banca di Credito Cooperativo continua a svolgere una funzione fondamentale per la realtà locale. Infatti persino in un periodo di crisi come quello attuale non ha mai smesso di sostenere il territorio, perché solo così si potrà creare altra occupazione.»

Un modello da imitare per la cooperativa irlandese Drinagh

«Greenway è stato un case history in Europa. Una cooperativa agricola irlandese studiò il nostro caso e ci chiese di aiutarli a sviluppare lo stesso format tra i loro soci. Scoprire di essere un punto di riferimento all’estero è stato certamente un motivo di orgoglio, ma questo episodio è servito soprattutto a dare una spinta alla nostra autostima e a farci capire che eravamo sulla giusta strada.»

Lavorare a km 0”: il vero segreto di Greenway

«Greenway lavora a km 0: la materia prima per l’impianto a biogas proviene dai terreni di imprese agricole vicine alla centrale, e il fertilizzante organico naturale che risulta dal processo serve per concimare proprio quei terreni. E a km 0 rimane anche la ricchezza prodotta. Infatti il nostro obiettivo è investire per diminuire le emissioni, facendo lavorare l’economia locale.

Essere il territorio significa lavorare con un codice etico. Per prima cosa significa diminuire l’impatto ambientale: da quando abbiamo avviato l’impianto si sono ridotte significativamente le emissioni di CO2, perché la nostra energia costa molto di meno all’ambiente rispetto ai tradizionali metodi di produzione. Così riusciamo a dare energia pulita a tante famiglie.

Cosa significa per voi “non siamo sul territorio, ma siamo il territorio”

«Essere il territorio significa contribuire allo sviluppo del tessuto economico locale e creare nuovi posti di lavoro. Siamo un’azienda e dobbiamo fare profitto, ma siamo convinti che debba essere fatto in modo pulito e responsabile, e scegliendo il biogas siamo riusciti a ridurre l’inquinamento e a stimolare l’economia del territorio.»

Essere presenti al primo Festival Nazionale dell’Economia Civile

Tante aziende, come la Greenway, saranno presenti al Festival Nazionale dell’Economia Civile che si terrà dal 29 al 31 marzo, a Firenze.

Il motivo è semplice: nell’Economia Civile il lavoro è un valore che va tutelato e promosso, non soltanto perché produce inclusione e dignità, ma anche perché contribuisce ad arricchire di significato la vita.

È tempo di ripensare all’impresa come a un luogo che sa produrre valore condiviso, attento alle persone e all’ambiente.

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